Alla roulette tutto concorre alla formazione della permanenza. La scorrevolezza del cilindro girevole che viene cambiato tutte le mattine, la variazione di temperatura e di den-sità dell'aria dovute al funzionamento dei caloriferi ed al numero delle persone che si addensano intorno al tavolo, la violenza con la quale viene lanciata la pallina che varia da un impiegato all'altro ed anche nello stesso impiegato, il momento in cui viene lanciata la pallina che è in rapporto con la posizione del tamburo girevole nello stesso momento, e tanti altri fattori anche della minima importanza (basta uno sguardo dell'impiegato ad un giocatore che lo distrae accendendo una sigaretta, o ad una attraente ragazza che passa, o ad una mo-sca che si è posata sul tappeto).
La maggioranza dei giocatori è superstiziosa ed attribuisce spesso ad episodi insignificanti la colpa della propria sfortuna. Altri credono che taluni impiegati abbiano la tendenza a far venire numeri bassi e tal'altri quelli alti. C'è chi crede al fe-nomeno dell'eco per il quale, talvolta, si sente annunziare da due o tré tavoli quasi contemporaneamente lo stesso numero. C'è chi crede che alcuni numeri « chiamino » altri determinati numeri. Sembra impossibile, eppure queste ed altre cre-denze regolano il gioco di molti.
Appare superfluo dire che si tratta di credenze tutte prive di qualsiasi fondamento sia teorico che pratico.
Comunque, i fatti che contribuiscono alla formazione della permanenza alla roulette sono inevitabili e bisogna assumerli come facenti parte del gioco stesso.
Tutt'altra cosa avviene al gioco del trente et quarante. Quando la smazzata è costituita, tagliata e piazzata contro il blocco, si può dire che il destino è scritto in quel pacchetto di carte. Nessuno dei fattori capaci di influenzare la caduta del-la pallina nella casella del numero, può cambiare l'ordine delle carte. Che venga estratto un colpo al minuto o ogni due minuti, che le carte vengano allineate da questo o da quel-'impiegato, i colpi che usciranno saranno sempre quelli che l'ordine delle carte ha predisposto.
Quindi, mentre alla roulette mille ragioni possono far va-riare la permanenza, al trente et quarante nulla può farla variare. Ma esiste anche un'altra permanenza: quella che si chiama permanenza personale.
Le case da gioco sono aperte tutto l'anno e tengono in fun-ione numerosi tavoli, alcuni dei quali agiscono fino a quindici o sedici ore consecutive. Ognuno di questi tavoli produce una permanenza che può essere prolungata all'infinito, legando fra loro quella di una giornata con quella della giornata suc-essiva.
Queste sono permanenze reali per il fatto che effettivamente si formano. Se, per qualsiasi motivo, viene formata una permanenza raccogliendo e mettendo insieme colpi prodotti da diversi tavoli, avremo una permanenza fittizia la quale sarà certamente verosimile, ma non è reale. Qualunque permanenza venga formata con fenomeni contrapposti, purché dello stesso genere, e realmente accaduti, è una permanenza reale; se, invece viene formata da fenomeni contrapposti, anche realmente accaduti ma non dello stesso genere, è una permanenza fittizia. Se, infine, ci formiamo noi stessi una permanenza, secondo il nostro estro e la nostra immaginazione, avremo ottenuto una permanenza artificiale.
Queste permanenze artificiali più che essere utili sono dannose, perché è assolutamente impossibile che l'esperimentate che le forma non sia influenzato dalla conoscenza pre-cedentemente acquisita del sistema che vuole sperimentare. Egli formerà delle permanenze o troppo favorevoli o troppo contrarie e, quindi, non verosimili; e, quando una cosa non e ne vera ne verosimile, è campata in aria.
Per il giocatore le cose stanno in maniera completamente diversa di come stanno per il banco. Egli non è una macchina, è un uomo, e come tale ha tutte le debolezze che gli sono insite o che dipendono dall'ambiente in cui vive. Ha, quindi, limiti di energie fisiche, di tempo e di tante altre condizioni obbiettive Può in una giornata, fare due o tré sedute al massimo, ha bisogno di sedere per potere scrivere e non trova posto sempre allo stesso tavolo, ha bisogno di interrompere per sorbire un caffè o una bibita. Non può protrarre la sua permanenza oltre un certo limite di tempo (un mese due mesi, ha i suoi affari, la licenza gli scade, è lontano dalla famiglia).
Tutti questi fattori, e tanti altri, gli consentono di poter raccogliere, qua e là, soltanto brandelli delle diverse permanenze che si formano ai diversi tavoli. Egli li salda insieme ed ottiene cosi quella che sarà la sua permanenza personale.
Per convincersi di quanto ciò sia vero basta pensare a dieci o venti giocatori, abituati ad annotare tutti i colpi ai quali assistono, ed agenti indipendentemente l'uno dall’altro. Essi otterranno dieci o venti permanenze personali differenti tra loro e tutte differenti dalle permanenze reali che vengono prodotte dai diversi tavoli. Il solo fatto di iniziare a giocare, e quindi ad annotare, un colpo prima od un colpo dopo porta a diversissime conseguenze nell'applicazione di un sistema rigido.
Per sistema rigido si intende quella condotta di gioco, nella quale il comportamento del giocatore è rigidamente prestabilito e nulla è lasciato alla sua iniziativa personale.
Se si vuole si può dire che, in tutto questo, entra pure un pizzico di fortuna. Ammettiamolo, pure senza dissertarci sopra, ma facciamo questa importantissima constatazione:
Ogni giocatore gioca sempre ed esclusivamente sulla sua permanenza personale.
Bisogna però aggiungere subito che: La permanenza personale ha tutte le caratteristiche di ogni altra permanenza. Sia essa vecchia o nuova, sia di roulette sia di trente et quarante, sia essa presa dal vivo o stampata sulle riviste, questa asserzione è sempre valida.
Occorre a questo punto fare una precisazione. Quello che stiamo dicendo può sembrare in contrasto con quanto abbia-mo detto in altro momento a proposito delle teorie del Marigny. Per essere più chiari ci spieghiamo con un esempio. Supponiamo di giocare un sistema per il quale attendiamo, per esempio, la formazione di una determinata figura e che questa figura, ad un determinato tavolo, sia in forte ritardo. Noi sappiamo che quanto maggiore è il ritardo di apparizione di un dato fenomeno tanto maggiori sono le probabilità che esso si presenti. Ma a quale tavolo queste probabilità sono maggiori? È evidente, al tavolo dove questo fenomeno è in ritardo. E se noi, invece, andiamo a cercarlo ad un altro tavolo possiamo imbroccare proprio quello dove la figura tanto attesa si è presentata due o tré volte immediatamente prima.
Ugualmente accade quando siamo costretti ad interporre un certo intervallo, breve o lungo che sia, tra una seduta e l'altra. Anche tornando allo stesso tavolo, è potuto accadere che la figura attesa si è presentata durante la nostra assenza e noi neppure lo sappiamo.
Ma tutto questo non ha importanza.
Tutte le leggi che regolano il succedersi dei fenomeni naturali contrapposti che sfuggono alla volontà dell'uomo, quali sono i fenomeni dell'azzardo, possono essere applicate alla per-manenza personale.
In parole più semplici. Il giocatore stesso, che da tempo non riesce ad imbattersi nella figura che attende, ha egli stesso tanto maggiori probabilità di trovarla quanto maggiore è il tempo dal quale l'attende.
