I SAGGI CONSIGLI

 

 

 

        Spin Palace

  Che cosa vuoi dire andare contro gioco? Ostinarsi, per esempio, a puntare il nero mentre si forma una lunga serie di rossi, oppure, più generalmente, scegliere per applicare un sistema la combinazione del nero quando lo scarto, già da   tempo, si presenta favorevole al rosso; ostinarsi a giocare   per l'intermittenza quando la taglia si presenta di serie alternate, o viceversa.

      Ma è bene o è male giocare in questo modo? Vi sono i cosiddetti giocatori di taglia che seguono l'andamento del gioco e, generalmente, si trovano bene. Essi, però, sono giocatori saltuari ed intervengono solo quando la taglia acquista delle particolari caratteristiche.                                             Questi giocatori possono avere il loro momento buono! come possono anche andare incontro a forti disillusioni, ma fanno bene perché, in generale, quando il gioco prende un andamento lo conserva per un certo tempo.

    Questa maniera di giocare è, però, assolutamente empirica; le leggi fisiche e matematiche dovrebbero indurlo, invece, a regolarsi in maniera completamente opposta. Bisogna rileva-re che il consiglio di assecondare la macchina viene dato specialmente dai sostenitori del gioco a massa uguale, gioco che non ha altro fondamento se non quello di attaccare per il ritorno verso l'equilibrio dopo che si è formato un certo scarto. Insomma, non andare contro gioco, se da una parte vuoi dire assecondare i capricci temporanei della macchina, dall'altra vuoi dire andare contro le leggi dell'equilibrio e dello scartò e molte altre ancora.

    Si può vincere perché si è andati a favore del gioco e si può vincere perché si è giocato per il ritorno all'equilibrio, e si può perdere per le medesime ragioni.

    La frase « andare contro gioco » non ha senso. Si trova spesso scritto: « Bisogna sapersi fermare in tempo, bisogna capovolgere il gioco in tempo ».

    Ma qual è questo tempo?

    Quando si è assistito allo spettacolo di un giocatore che, ostinandosi in un gioco qualunque, ha continuato sempre a perdere per ore ed ore, ad un certo momento si è fermato e proprio in quel momento ha visto comparire il suo gioco (sono cose frequentissime) ci si domanda: quel giocatore si è fermato in tempo?

    Se fosse possibile stabilire, anche con approssimazione, quale è il tempo giusto per interrompere il gioco o per capovolgerlo, basterebbe questo enorme vantaggio per rendere superflui tutti gli altri studi.

    La frase « far questo o far quello in tempo » è un'altra frase senza senso. Ma abbiamo inteso, con questo, di incoraggiare gli ostinati a non fermarsi mai e ad andare contro gioco? Neanche per sogno.

    Il sistemista, teoricamente, non avrebbe mai alcuna ragione di fermare il suo gioco, a meno che il sistema stesso non lo obblighi a farlo. Egli sa bene che le fasi contrarie si alter-nano a quelle favorevoli e che, per attendere queste ultime, dovrà subire le prime per quanto lunghe e dannose possano risultare. Ma ostinarsi a combattere contro una permanenza personale particolarmente contraria non è certo una dimostra-zione di intelligenza. Cosi, ad esempio, sarebbe sciocco continuare a giocare una combinazione quando quella opposta è m calore. Si sa benissimo che i record di lunghezza di una serie hanno raggiunto i trentadue o i trentaquattro colpi e che nulla vieta che questi record possano essere battuti.

    In questi casi è saggio sospendere il gioco per qualche tempo, oppure cambiare tavolo, o addirittura rinviare il seguito  all'indomani.

    Ma si tratta solo di una misura precauzionale che non risolve nulla. Può darsi che le cose continuino ad andar male, a  volte per intere settimane, nonostante l'applicazione di essa,  ma, almeno, si sarà dato ascolto al buon senso comune che, in ...  tutte le cose della vita, insegna che non è saggio ostinarsi  a combattere contro forze avverse che non si possono ne controllare ne battere.

     Per questo il « fermarsi in tempo » è un orientamento tutto discrezionale e non può essere contenuto entro regole fisse;  per questo è un consiglio che non può essere dato senza rimanere nel vago e nell'incerto.

     Si trova spesso scritto: « Bisogna rifuggire dai sistemi di  attacco che costringono ad un gioco continuo di tutti i colpi,  bisogna preferire quelli che consentono di giocare il minor  numero di colpi possibile ».

     Vale a dire, se abbiamo ben compreso, che bisogna preferire quei sistemi che consentono di giocare solo colpi selezionati. Noi non siamo contrari per partito preso alla teoria dei colpi selezionati, ma possiamo accettarla solo se dimostrata da  un logico e matematico ragionamento. Ci dica, qualcuno, quale  è il logico e matematico ragionamento che consente di selezionare i colpi, e noi lo accoglieremo con entusiasmo.

    Ma quando troviamo sentenziato che questa teoria è meno  pericolosa solo perché consente di giocare un minor numero di  colpi di quelli ai quali si assiste, e perché giocando meno colpi  si paga una minor tassa dello zero, non possiamo essere assolutamente d'accordo.

    Qualcuno dice persino che la tassa dello zero è paragonabile al prezzo di affitto di un appartamento e che, quindi, poten-dolo ridurre alla metà o ad un terzo per uno stesso periodo di soggiorno, si sarà raggiunto un innegabile vantaggio finanziario. Questo paragone è assurdo. Il giocatore entra nel Casinò per giocare e, possibilmente, per vincere, non per il gusto di rimanervi il più a lungo che sia possibile. Se non si pagasse il  biglietto d'ingresso si potrebbe dire, al limite, che non giocando affatto si potrebbe frequentare il Casinò in eterno.

    Ma restiamo nell'ambito dei colpi giocati, pochi o molti che siano. Tutti gli studiosi sono d'accordo nell'asserire che la permanenza personale (cioè quella formantesi con l'aggiungere uno dietro l'altro, in ordine cronologico, tutti i tratti di perma-nenza autentica ai quali il giocatore ha attivamente partecipato) ha tutte le caratteristiche di ogni altra permanenza. Se si assiste alla sortita di cento colpi per seduta e si giocano tutti, la permanenza personale sarà formata dal susseguirsi di gruppi di cento colpi che si salderanno insieme; se di questi cento colpi se ne giocano solo cinquanta, poiché i cinquanta non giocati non interessano, sarà formata da gruppi di cinquanta colpi. Le due permanenze saranno differenti tra loro ma, col passar del tempo, tenderanno sempre più ad acquistare le stesse caratteristiche.

    Questa incontestabile verità porta ad una logica conseguenza: se giocare vuoi dire raggiungere un risultato, posi-tivo o negativo che sia, il giocatore che avrà puntato tutti i colpi avrà raggiunto lo stesso risultato nella metà del tempo che è occorso ad un altro che avrà giocato solo la meta dei colpi. Quest'ultimo sarà stato costretto ad una permanenza doppia nelle sale da gioco che si sarà concretata soltanto in una inutile, e forse dannosa, perdita di tempo.

    Ma, potranno obiettare gli assertori della massa uguale, non è vero che i colpi non giocati non interessano: essi sono la parte volutamente scartata per ottenere di trasformare in favorevole una fase di gioco che si presenta contraria.

    Se cosi sarà stato vuoi dire che si sarà seguito quel tale criterio logico e matematico. Nulla vi è da obiettare in questo caso. Ma questi criteri sono effettivamente validi?